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Le incontaminate fragranze dei fiori, i delicati accostamenti dei colori testimoniano di un passato antico e di una bellezza naturale e di una sensazione di pace interrotta soltanto dal verso dei gabbiani, sono solo alcune delle magiche atmosfere di un'isola che è diventata un mito.


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Dalla costa partenopea si erge uno scoglio che è come un sogno perso nell’azzurro cobalto del suo mare. E’ l’isola mediterranea invidiata ed esaltata nelle liriche più famose. E’ Capri. Il profumo dei fiori, la raffinata sfaccettatura dei colori, le reminiscenze di un passato millenario, l’ammaliante silenzio rotto solo dal lacerante grido dei gabbiani, sono alcune delle caratteristiche della favola che vi raccontiamo. Il primo scopritore di Capri fu Augusto nel 29 a.C. che innamoratosi dell’isola la toglie dalle dipendenze di Napoli scambiandola con la fertile Ischia. Inizia il suo dominio privato seguito dalla fiorente edilizia che il suo successore Tiberio attuò dal 27 al 37 d.C, con la costruzione di ben 12 ville.
Nel 1906 durante i lavori di ampliamento nell’albergo Quisisana furono rinvenuti dal medico caprese Ignazio Cerio alcuni resti di animali preistorici ed armi in pietra. Il nome di Capri, secondo alcuni storici, deriverebbe dal greco Kapros-cinghiale. Altri invece, l’attribuiscono all’origine latina, cioè Capreae-capre. L’isola ha una superficie di circa 12 Kmq di lunghezza ed una larghezza di 3 Km.
Fra il Seicento ed il Settecento si assiste alle vicende di sbarchi dei Francesi che completarono le fortificazioni sull’isola e vi restarono fino al crollo della potenza Napoleonica e alla restaurazione Borbonica del 1815. Capri esce così dal lungo letargo e si affaccia entusiasta alla vita romantica dell’800. Iniziarono le corse verso l’isola beata di solitudine e di semplicità paesana, i soggiorni prolungati e le residenze definitive di artisti, di scrittori, di poeti stranieri. L’albergo Pagano, il primo albergo di Capri, ospitò nel 1826 il tedesco Augusto Kopisch. L’esodo degli intellettuali russi, dopo la guerra russo-giapponese del 1905, contribuì a fare di Capri, un rifugio letterario-politico. In quegli anni giunse Massimo Gorki, accolto benevolmente dall’ambiente cosmopolita dell’isola. Nella letteratura contemporanea due scrittori si dividono il primato della letteratura caprese: lo svedese Axel Munthe e l’isolano Edwin Cerio.

 

 

 

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